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  DISPENSE TECNICHE
 
  VENTILAZIONE
 
  VENTILAZIONE AMBIENTALE II
 
 
 
 
  4. Flusso
 
 
 
Fino a relativamente pochi anni fa, non esisteva nessuna normativa che indicasse qual era il flusso necessario per la corretta ventilazione di determinati ambienti, per cui si applicava una tabella di ricambi/ora che viene riportata nella pagina successiva.

Tuttavia, come si può osservare nella tabella dei flussi che appare nella norma UNE 100-011-91 pubblicata nella pagina precedente, questa norma fa quasi esclusivamente riferimento ai locali del settore terziario e non fornisce alcuna indicazione sui vari ambienti industriali, fatta eccezione per le "Officine in generale," e i "Magazzini".

Di conseguenza, se il tipo di locale a cui si desidera effettuare una ventilazione ambientale non è contemplato nel criterio precedente, dobbiamo andare avanti nel nostro "pellegrinaggio" alla ricerca della normativa, se esiste, che ci dia delle indicazioni sui flussi adeguati.

Troviamo una fonte di informazione nella Legge di Prevenzione dei Rischi sul Lavoro e, nello specifico, nel Regio Decreto 486/1997 del 14 aprile, pubblicato nella GU 23-IV-1997, che fissa le "Disposizioni Minime di Sicurezza e Salute sul Posto di Lavoro" e che quindi, obbligatoriamente, deve presentare indicazioni su ogni genere di ambienti lavorativi. All'interno di questa disposizione viene specificato quanto segue nel suo CAPITOLO II, Art. 7:

L'esposizione alle condizioni ambientali dei posti di lavoro non dovrebbe rappresentare un rischio per la sicurezza e salute dei lavoratori. A tale scopo, queste condizioni ambientali e, nello specifico, le condizioni termoigrometriche dei posti di lavoro dovranno adattarsi a quanto stabilito nell' allegato III.

Ambiente uffici
L'esposizione agli agenti fisici, chimici e biologici dell'ambiente di lavoro verrà regolata da quanto stabilito nella sua normativa specifica.

All'interno dell'Allegato III citato dal capitolo precedente, i paragrafi in cui la ventilazione può avere una determinata incidenza sono i seguenti:
 
Allegato III: Condizioni ambientali dei posti di lavoro
 
 
  1. Nei luoghi di lavoro chiusi dovranno essere rispettate, nello specifico, le seguenti condizioni:
    1. La temperatura in cui si svolgono dei lavori sedentari tipici degli uffici o simili sarà compresa tra i 17 e 27°C. La temperatura in cui si svolgono dei lavori leggeri sarà compresa tra 14 e 25°C.
    2. L'umidità relativa sarà compresa tra il 30 e il 70 per cento, eccetto nei locali in cui esistono dei rischi dovuti a elettricità statica in cui il limite inferiore sarà il 50 per cento.
    3. I lavoratori non dovranno essere esposti in modo frequente o continuato a correnti d'aria la cui velocità superi i seguenti limiti:
      1. Lavori in ambienti non calorosi: 0.25 m/s.

        Fig. 1. Ventilatore
      2. Lavori sedentari in ambienti calorosi: 0.5 m/s.
      3. Lavori non sedentari in ambienti non calorosi: 0.75 m/s.
      Questi limiti non verranno applicati alle correnti d'aria espressamente utilizzate per evitare lo stress dovuto a intense esposizioni al calore, né le correnti d'aria condizionata il cui limite sarà di 0.25 m/s nel caso di lavori sedentari e di 0.35 m/s negli altri casi.
    4. Il ricambio minimo dell'aria nei locali di lavoro sarà di 30 m³ di aria pulita per ora e lavoratore, nel caso di lavori sedentari in ambienti non calorosi né contaminati da fumo da tabacco e di 50 m³ negli altri casi, per evitare l'aria viziata e gli odori sgradevoli.

      Il sistema di ventilazione utilizzato e, nello specifico, la distribuzione delle entrate d'aria pulita e usciti dell'aria viziata, dovranno garantire un ricambio effettivo dell'aria del locale di lavoro.
  2. Ai fini dell'applicazione di quanto stabilito nel paragrafo precedente bisognerà considerare le limitazioni o gli elementi condizionanti che possono imporre, in ogni caso, le caratteristiche particolari del posto di lavoro, dei processi o delle operazioni che si svolgono nello stesso e il clima della zona in cui si trova.

    Ad ogni modo, l'isolamento termico dei locali chiusi si deve adattare alle condizioni climatiche tipiche del luogo.

Abbiamo quindi già un nuovo orientamento obbligatorio per quanto riguarda la ventilazione degli ambienti lavorativi, fissata a 30 o 50 m³/h- per persona a seconda dell'ambiente.

Abbiamo inoltre sottolineato l'ultimo paragrafo del capitolo 3 per la sua importanza ai fini di un'adeguata ventilazione ambientale di un locale e su cui torneremo più avanti.

Non ci può sfuggire che il flusso "obbligatorio" precedente può essere sufficiente per ambienti lavorativi relativamente normali e, invece, potrebbe essere del tutto insufficiente quando l'ambiente in cui si trovano gli operai ha altre fonti contaminanti non provenienti dal fumo di tabacco, che sono le più frequenti negli ambienti di lavoro.

Fig. 2. HCOT
Fig. 3. HCTB

Luego, si debemos ventilar un ambiente industrial en el cual el proceso de fabricación genera un determinado tipo de contaminante (humo, calor, humedad, disolventes, etc.) en cantidades molestas o perjudiciales y no es posible pensar en la utilización de sistemas de captación localizada para captar el contaminante en la fuente de producción, deberemos recurrir al empleo de la ventilación ambiental para lograr unos índices de confort adecuados.

Ambiente industriale

Quindi, se bisogna ventilare un ambiente industriale in cui il processo di fabbricazione genera un determinato tipo di agente inquinante (fumo, caldo, umidità, solventi, ecc.) in quantità fastidiose o nocive e non si può pensare all'utilizzo di sistemi di raccolta localizzata per raccogliere l'agente inquinante alla fonte di produzione, bisognerà ricorrere all'utilizzo della ventilazione ambientale per raggiungere degli indici di comfort adeguati.

Come vedremo, non esisteranno degli standard obbligatori ma piuttosto dei criteri comunemente accettati che verranno applicati per la soluzione di questo genere di problemi.
 
 
 
 
 
 
 
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